Artisti

Artisti partecipanti a "Robotics - Festival di Arte e Robotica Trieste"

 

E’ la prima edizione a Trieste di un Festival dedicato all’Arte e alla Robotica.

Sotto il titolo di DIGITAL NATURE – che è già un’esplicita indicazione di un preciso trend, nell’attualità scientifica, la coevoluzione e lo scambio di sistemi organici ed inorganci – si raccolgono decine di artisti di svariata provenienza con proposte attraenti, sorprendenti, inquietanti.

Tra gli italiani troviamo nomi di spicco come Roberto Pugliese, Donato Piccolo, Simone Pappalardo, Salvatore Jaconesi e Oriana Persico, Alessandro Sciaraffa, Christian Fogarolli, Dario D’Aronco…..per non parlare del decano della ricerca robotica in campo artistico, Luigi Pagliarini. Tra algoritmi e software l’arte si addentra in processi di ascendenza scientifica conferendo alla ricerca e alla conoscenza un aspetto visivo, a volte una concretezza oggettuale, o al contrario una dimensione immateriale, come sonorizzazioni che si fanno paesaggi sonori, paesaggi interiori. Ammanta cioè la conoscenza di valenze artistiche, poetiche, potenziandola, proponendola in una veste più diretta e comunque seduttiva.

L’arte oggi interpreta la scienza, riflette sulle sue proposizioni, servendosi delle tecnologie più evolute.

Roberto Pugliese con “Equilibrium variant” indaga sulle potenzialità dello sviluppo dell’effetto Larsen, noto come feedback (il fischio stridente che si sviluppa quando i suoni di un altoparlante ritornano ad essere captati da un microfono che si amplificano fino ad andare in saturazione.) Con due bracci robotici si tenta di evitare la saturazione cercando un equilibrio impossibile che genera un dinamismo armonioso dei bracci, riconducibile a organismi viventi. Slvatore Iaconesi e Oriana Persico al festival propongono Ghostwriter, la prima pubblicazione di un nuovo genere letterario, l’autobiografia algoritmica. Dario d’Aronco di recente ha portato la sua attenzione su lavori scultorei prendendo in esame il rapporto tra virtualità e realtà, affondando le radici della sua ricerca tra musica, filosofia e scienza. La ricerca di Christian Fogarolli è caratterizzata dal rapporto dell’arte con teorie scientifiche e di come quest’ultime si siano inconsciamente servite del mezzo creativo per progredire. Nel suo lavoro si serve spesso della ricerca storico archivistica utilizzando diversi mezzi espressivi. Con “Fantomes de la musique” riflette su studi neurologici in rapporto alle cosiddette ”Allucinazioni uditive”. Molto interessante la ricerca di Donato Piccolo che lavora in una scena internazionale. Le sue opere combinano due aspetti complementari e inseparabili : sono nel contempo sculture e macchine, forme e processi, come dimostra la complessa installazione “Thinking the unthinkable”, un insieme di sculture cinetiche, corpus vagante tra i confini di arte e scienza, che ci osserva e ci parla, raccontandoci un mondo a testa in giù.

Alessandro Sciarfaffa ha incentrato la sua ricerca sulla sperimentazione sonora utilizzando applicazioni di intelligenza artificiale, coinvolgendo lo spettatore in processi di autopoiesi. Qui è presente con “Le ombre del mare” una scultura fatta di vibrazioni che immergono lo spettatore in un mare di luce, ombra, suono. Anche Simone Pappalardo lavora con il suono, e da anni crea installazioni interattive e strumenti musicali “aumentati” partecipando a Festival internazionali in tutto il mondo. Al Festival di Trieste assieme a Josè Angelino, propone “Millis”una performance sonora per strumenti aumentati con materiali poveri, campi elettromagnetici, tecniche di physical computing, dove il timbro diviene un punto

focale da cui ricostruire paesaggi interiori o da cui indagare processi sociali.

Ci sono poi degli artisti/docenti accademici/ricercatori/ che attuano i loro progetti abbinando la ricerca scientifica all’arte. Luigi Pagliarini neuropsicologo per formazione, artista impegnato da tempo nella Software Art, Robotica d’Arte, Arte ed Intelligenza Artificiale, Artificial Life è un big in questo senso. Ideatore del SuperAvatar, e della Intelligenza Polimorfa, presenterà a Trieste due teste, Fatherboard (2007/08) e Pixelman, (2016/18) il capostiite della stipe dei SuperAvtar, e un altra dei nostri giorni, entrambi facenti parte di corpi di di”maschere” teatrali. Paglarini rivisita la ricerca nella Wearble Elctronic Art nata alla metà degl’anni ’50 dal gruppo di ricerca artistica Giapponese denominato Gutai Bijutsu Kyokai (Gutai Art Association) e primeggiato dall’opera di Atsuko Tanaka (Electricdress, 1956), un’autentica precorritrice del genere.

Giorgio Cipolletta, artista interdisciplinare e teorico dei new media, con il progetto “Ibridismi” cerca di incrociare, di remixare l’artificiale con il naturale, entrando proprio nel vivo del tema proposto dal Festival:“Digital Nature”. La Parola IBRIDISMI, diventando un anagramma, intreccia entità umane e non umane, cotruendo visioni sul processo di trasformazione contemporaneo. (Interefererenze Biotcnologiche Robot Infinite Dimensioni Incontrano Sistemi Miniaturizzati Intelligenti)

Il professore Paolo Atzori, architetto di formazione con esperienza maturata all’Accademia di Arti Mediali di Colonia in Germania, autore di molteplici progetti teatrali con tecnologie elettroniche e digitali, partecipa al festival presentando una rivisitazione tecnologia – animata dal robotino Bo.Nato – dello storico spettacolo teatrale di Fortunato Depero realizzato quest’anno al MART. E il duo Lorenzo Miglioli/Marcello Pecchioli ha in programma una performance dal titolo CONOSCI TE STESSO l’iscrizione sopra la caverna dell’oracolo (questo infatti è il nuovo oracolo) dove uno spettatore e il robot dialogheranno creando nel robot, con questa esperienza, una maggiore consapevolezza della propria intelligenza. Tutta l’operazione va sotto il nome di NEOREALISMO ROBOTICO che rappresenta una diversa accezione, da parte degli autori, di macchina intelligente, al di fuori del processo di antropomorfizzazione cui la macchina è stata sottoposta per motivi di intrattenimento.

Restando nell’ambito italiano abbiamo tutta una serie di interventi da parte degli artisti del Gruppo78 e annessi. C’è innanzi tutto la presenza del primo robot realizzato da un’artista triestina, Cecilia Donaggio Luzatto Fegiz, un’emblema fallico alto due metri che s’aggira nella mostra, e ha fato parte della performance “Fe(MALE)” del 2016, poi maturato, in diversa situazione, in “lo Spendente”. C’è la complessa performance robotica multimediale “Catalyst Euterpe/ Through the Waves” che coinvolge 4 artisti Maya+Rouvelle, Carlotta Buiatti, Fabiola Faidiga, tra Trieste e New York, di cui si fruirà in tempo reale in streaming. Lo spunto viene dall’Epitaffio di Sicilo (datato tra il II s a.C. e il 1° d. C.) inciso su stele funebre che sintetizza il senso della vita tra accettazione della stessa e caducità e che è accompagnato da una notazione musicale, la prima che sia giunta sino a noi. I 4 artisti rivisitano, reinterpretano e distribuisono le suggetioni nate da questo monumento, tra due continenti, stabilendo poetiche connessioni.

A questa si affianca l’altra performance promossa dalla stessa Fabiola Faidiga con la collaborazione di Paolo Toldo, artista, architetto, esperto di modellazione 3D, dl nome di IMAGO MD, ovvero lito.fonie/geografie del ritratto post-moderno. Cioè stampe multidimensionali di ritratti fotografici sonorizzati, dove la sonorità proviene dai rumori della macchina mentre costruisce il ritratto.

Il performr Kaartik lavora alla seconda edizione di Reduplicants, sotto la direzione dell’autore della performance, il giapponese Sadam Fujioka, in streaming da Fukoka (Giappone) E’ una performance di danza aumentata che si realizza con schermo olografico, nella dimensione spazio-temporale einsteinianna.

In sostanza l’osservatore, che esiste nel presente, è messo nelle condizioni di poter vedere se stesso nell’azione passata e nello stesso tempo di considerare anche la propria azione nel futuro (cioè passato, presente, futuro coesistono nell’immagine della performance).

Alcuni artisti sono presenti al Festival con un nuovo prodotto video come Elisa Zurlo che insieme a Lucia Flego ha realizzato DNARTECH. Una duplice intervista con i professori Gallina e Longo che s’inseguono sul tema intelligenza artificiale tecno-destino dell’uomo, dipendenza o autonomia del robot, l’uomo/macchina che alla fine diviene lui un robot. Ma Elisa Zurlo costruisce anche una complessa performance “En-Vision//Expanded Body” (con Federico Petrei e Roberto Ranon per la produzione del sistema grafico interattivo, e con Alberto Novello per le musiche) fondata sui principi base che l’artista insegue, la perenne trasformazione, un corpo multiplo interconnesso, “la creatura planetaria”, a seguito delle modifiche, delle espansioni che l’umano e non solo, subisce nella costante evoluzione tecnologica. Paola Pisani coniuga l’epansione tecnologica con l’impatto ambientale, evidenziandone le potenzialità negative, Lucio Perini predilige il racconto onirico/visionario, proiettato nel futuro, protagonista un’aliena. Guillermo Giampietro col suo Replay in duplice versione, video e performativa, raggiunge pure una sfera onirica, però su altri presupposti, revitalizzando una vecchia pellicola di famiglia che viene rivissuta dall’artista, con emozionata partecipazione, in chiave di replicante. “La copia dell’intelligenza umana , cioè l’intelligenza artificiale– dice – necessita di inserti di memorie per poter sviluppare una coscienza e una condotta simile a quella umana o più umana dell’umana. “Replay” sperimenta dunque la replica robotica del’autore.

La messicana Luciana Esqueda con il video “Human Tech” dispiega un vasto ed inquietante panorama macchinico-tecnologico, in cui sembra immersa un’umanità a sua volta robotizzata, inghiottita da software e algoritmi. Un panorama sconcertante da un punto di vista realistico, che ci dà però la dimensione del mondo attuale in cui viviamo, bellissimo da un punto di vista visivo, con immagini superbe di straordinaria potenza comunicativa.

Il giovane Riccardo Covassin percorre una strada autonoma, riallacciandosi all’arte cinetica e programmata degli anni ’60, rendendola però tramite nuovi processi, tecnologici – tridimensionale, mobile e metamorfica. Pierre Zufferey con la sua grafica di eccezionale finezza, contratta in pochi segni essenziali, ci racconta di “un circuito integrato di intimità” come modello di interazione uomo-macchina.

In relazione alle “lastre vibranti” collegate al suono- sudiate dal fisico Ernst Chlandi – che provocano curiosi movimenti al materiale postovi sopra, organizzandosi in immagi, Luigi Tolotti ha prodotto delle fotografie derivate da questo esperimento. Scattate con fotocamera digitale le foto evidenziano il movimento della materia, soggetta alle vibrazioni, che si compone in simmetrie regolari e speculari, in base a precise leggi fisiche.

Max Jurcev si concentra invece ull’automatizzazione. Con l’installazione robotica dal titolo sintomatico che fa il verso al molto discusso manifesto di Marina Abramovic per la “Barcolana” “Siamo tutti nello stesso algoritmo” induce a una riflessione su “automazione, AI, dimensione post-umana. Il robot semovente nello spazio assegnatogli, cerca di esprimere la propria consapevolezza con la scrittura.

Anche Paolo Gallina, professore di robotica all’Università di Trieste, ha creato Buskerobot, con la collaborazione dell’allievo Lorenzo Scalera, il braccio robotico “di strada” che dipinge ad acquerello paesaggi e ritratti, con una disinvolta modalità “impressionista”, inducendo a cogliere le difficoltà tecnologiche in “backstage” per raggiungere questi risultati. E qui il rimando a Patrick Tresset sorge spontaneo che da anni si avvale del braccio robotico Paul con cui realizza, strabiliando il pubblico, i ritratti a penna, sciolti, liberi, dotato com’è di software che riflettono la sensibilità dell’autore. Sulla scia meccatronica di Tresset troviamo il grande Bill Vorn che a Trieste ci porta uno spettacolo dal vivo, in prima mondiale, “Copacabana Machine Sex”. Un progetto di performance robotizzata che riprende un percorso teatrale più tradizionale, con 10 robot danzanti sul palco coinvolti in uno sforzo di seduzione tra loro e con gli spettatori. Liberamnte ispirato a lavori precedenti (come Robotic Opera di Chico MacMurtrie 1992 e altri dello stesso Vorn) il progetto Copacabana presenta macchine per la produzione di musica e robot per la recitazione e la danza con l’obiettivo di concepire una stravaganza metaforica in risposta alla domanda: cosa succederebbe se le macchine si trovassero sul palco di un cabaret?

In questo ambito piuttosto meccatronico si muovono anche gli artisti del collettivo interdisciplinare di Lubiana Cirkulacija 2. usando diversi approcci multimediali, elementi visivi e sonori per un’espressione artistica contemporanea. Riciclano materiali tecnologici di scarto, dagli elettrodomestici e da ogni dove, per farli rinascere a nuova vita assemblati in oggetti autonomi automatizzati. Stefan Doepner focalizza il suo interesse sui “Swarm Of Speakers”, i principi dello sciame, con una serie di piccoli altoparlanti rotanti. Questo tipo di intelligenza artificiale deriva da un comportamento semplice a livello individuale, ma diviene complesso a livello di gruppo. Borut Savski con “Twin Speaks “ si concentra sulle possibilità di dialogo di due macchine in grado di osservare l’ambiente circostante. Le finestre di dialogo si formeranno sulla base di alcuni “argomenti” (scenari) strutturati in tre categorie : “domande” / “risposte” e “divagazioni”. Infine Dominik Mahnič esporrà “Wu Wei”. una macchina video-router con telecamera live che viaggia attraverso “l’oggetto di interesse” in modo unico e incessante – senza fermate. Ciò che vede la macchina viene proiettato producendo un risultato astratto puramente estetico.

France Cadet è un’artista francese digitale e robotica – tra le più note in quest’ambito – il cui lavoro suscita inquietanti domande su argomenti come la biotecnologia, esplorando l’artista la complessa relazione tra uomo e animale, tra uomo e robot. Le opere di France Cadet affrontano seri problemi in modo ironico e ludico: giocattoli divertenti, robot attrattivi. Ha usato spesso un cane robotizzato commerciale su cui ha eseguito un intervento chirurgico, riprogrammandone i comportamenti in chiave anomala.

Al Festival espone il video Hololesson#32 dove appare un seducente cybog femminile, versione olografica di una precedente scultura di stampa in 3D, che si propone a fette e quindi ruota prima di scomparire. Pone il dubbio : oggettivazione sessuale o erotismo robotico?

E un ologramma per iPad “Hololesson 29”con cyborg sdraiato e delle fotografie digitali interattive che si trasformano toccandole.

Ken Rinaldo è l’artista che da tempo insegue la coevoluzione simbiotica di natura e tecnologia rendendo sfocati i confini tra sistemi organci e inorganici e la comunicazione tra le specie sia animali che vegetali. Al Festival è presente con due video : “Pheromone Bot Syories” , 2010 e “Continuous War Train”, 2018. Due diversi racconti fantastici, entrambi in tecnica di animazione, uno legato alla possibilità che i robot possano controllarci essendo in grado di percepire e comprendere i feromoni del nostro corpo e il suo linguaggio, l’altro recentissimo, presentando, in primiére europea, una suggesiva parafrasi visiva di un treno infinito che in una sconosciuta cittadina nel cuore dell’America trasporta sofisticatissimi armamenti robotizzati per l’eterna guerra nel mondo, alimentata dalla politica colonialista degli Stati Uniti. Un video quest’ultimo che si colora chiaramente di risvolti politici e di denuncia.

Toby Heyes fa parte del collettivo AUDINT assieme a Steve Goodman / Kode9 e Patrick Doan. Dal 2009 attivi come gruppo di ricerca, indagano i modi in cui le frequenze sonore e ultrasoniche, vengono distribuite per modulare gli stati psicologici e fisiologici. Performance e installazioni recenti sono state esposte al Tate Britain, all’Accademia d’Arte di Berlino, all’Art in General a New York, e al Museo di Arte Contemporanea di Herford, Germania. Il video Ghostcode presenta un linguaggio quanto mai sofisticato, di grande qualità e maturità nell’illustrzione di un mondo altamente tecnologico che di continuo si scioglie e ricostruiscce nella vertigine spaziale di immagini in continua trsformazione; tra elementi compositivi di androidi, o di ologrammi, di fantomatiche metropoli. Una capacità di raccontare la dimensione attuale, scendendodo negli anfratti sfuggenti del regno digitale. Vivendo cioè la tecnologia dal suo interno.

Antoni Abad artista spagnolo che dalla scultura tradizionale è passato alle nuove tecnologie, in particolare alla creazione di lavori che si fondano sulle comunità usando i cellulari. Usa Inernet come una piattaforma creativa e di ricerca. E’ autore di un progetto “blind.wiki” (2014-18) che nel 2017 è approdato anche alla Biennale di Venezia, caratterizzato da una forte connotazione sociale. BlindWiki è un network di registrazioni audio geo-localizzate in cui i cittadini non vedenti e ipovedenti condividono le loro scoperte tramite post vocali utilizzando il proprio smartphone. La piattaforma genera una mappa sensoriale creativa e collaborativa di ciò che non si vede. Di questa originale esperienza socio-creativa il Festival ospiterà il video che documenta il processo della cartografia cittadina di BlindWiki realizzato a Venezia e il paesaggio sonoro risultante, designato dai tag più popolari pubblicati dai partecipanti.

Comunicato Stampa (ITA)

A Trieste, dal 17 al 28 novembre 2018, ha luogo la prima edizione di ROBOTICS – Festival di Arte e Robotica, all’insegna del tema “Digital Nature”.

Il Festival riflette sulla tendenza che, nell’arte come nella scienza, vede fondere sistemi organici a quelli artificiali in vista di una coevoluzione simbiotica di natura e tecnologia necessaria agli adattamenti accelerati a nuovi scenari ambientali e per un potenziamento delle capacità umane. Nel sotteso tecno-destino dell’uomo, il suo rapporto con la macchina ha subito uno spostamento, dal meccatronico al bio-digitale, ossia dalle strutture meccaniche coadiuvate dall’elettronica, gli androidi, alla fusione di dati digitali con la fisicità dei corpi, stimolando nuovi approcci artistici.

L’ampio programma si sviluppa attorno alla mostra, a cura di Maria Campitelli e Valentino Catricalà, che negli spazi della Centrale Idrodinamica nel Porto Vecchio riunisce più di quaranta artisti del panorama internazionale, tra cui Bill Vorn (Canada), Ken Rinaldo (Stati Uniti), France Cadet (Francia), Patrick Tresset (Regno Unito), AUDiNT (Regno Unito), Cirkulacija 2 (Slovenia), Sadam Fujioka (Giappone), Lili Maya & James Rouvelle (Stati Uniti), Manolo Cocho (Messico), Luciana Esqueda (Messico), Carolin Liebl & Nikolas Schmid-Pfähler (Germania), Antoni Abad (Spagna), Paolo Gallina e allievi (Italia), Donato Piccolo (Italia), Roberto Pugliese (Italia), Simone Pappalardo (Italia), Dario D’Aronco (Italia), Christian Fogarolli (Italia), Alessandro Sciaraffa (Italia), Luigi Pagliarini (Italia), Salvatore Iaconesi e Oriana Persico (Italia), Mat Toan (Italia), Riccardo Covassin (Italia). A questi si uniscono artisti e accademici, come Paolo Atzori, Giorgio Cipolletta, Lorenzo Miglioli e Marcello Pecchioli.

La collettiva include, inoltre, gli artisti del Gruppo78 che praticano la media art – Carlotta Buiatti, Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, Fabiola Faidiga, Lucia Flego, Guillermo Giampietro, Max Jurcev, Kaartik, Nadja Moncheri, Lucio Perini, Paola Pisani, Paolo Toldo, Luigi Tolotti, Elisa Zurlo -, e presenta l’opera vincitrice dell’open call under 25, che ROBOTICS ha voluto riservare ai più giovani: l’installazione immersiva “Il peso di tutto quello che non c’è” di Iolanda Di Bonaventura.

Alla Centrale Idrodinamica, in occasione dell’inaugurazione di sabato 17 e in replica domenica 18 novembre, va in scena in prima mondiale lo spettacolo robotico “Copacabana Machine Sex” di Bill Vorn. Dieci robot danzano, in un tentativo di seduzione tra loro e con il pubblico, e macchine producono musica in un set che mescola il kitsch di Broadway e il look industriale scuro dei suoi più recenti lavori. La performance, che si può definire “burlesque meccanica”, non vuole replicare un vero night club, bensì generare una stravaganza metaforica che risponda alla domanda: cosa accadrebbe se le macchine si trovassero sul palco di un cabaret?

Lecture di studiosi, ricercatori e docenti universitari contribuiscono ad approfondire le tematiche affrontate dagli artisti, come intelligenza artificiale, post-umano e scenari del futuro. Tra i numerosi ospiti: Pier Luigi Capucci che terrà la prolusione inaugurale, dal titolo “Arte e Robotica, la Natura ai confini del vivente, Verso la terza vita”, i professori Paolo Gallina, Giuseppe O. Longo, Eric Medvet (Università di Trieste), Paolo Atzori (Università di Udine), Giovanni Leghissa (Università di Torino), Giorgio Cipolletta (Università di Macerata), i ricercatori della SISSA Luca Heltaj, Francesca Rizzato, Elena Tea Rossi e Alessandro Laio.

Gli studenti del Liceo Artistico Enrico e Umberto Nordio di Trieste partecipano ad un laboratorio “learning by doing”. Assieme ad artisti e tecnici specializzati, realizzano una video-installazione animata da piccoli robot che verrà esposta alla Centrale Idrodinamica.

La SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati organizza workshop per il triennio delle scuole superiori proponendo un gioco interattivo che permette di scoprire dall’interno il funzionamento di una rete neuronale.

Al museo Science Centre Immaginario Scientifico si svolge, invece, un workshop con visori 3D destinato a ragazzi e la video-performance “Replay” dell’artista Guillermo Giampietro.

In collaborazione con il Centro ricerche e sperimentazioni cinematografiche e audiovisive La Cappella Underground vengono proiettate celebri pellicole di fantascienza sull’intelligenza artificiale, umanoidi e post-umano.

Gli eventi collaterali coinvolgono anche la Casa Internazionale delle Donne di Trieste, l’hackerspace Mittelab, CASA C.A.V.E. e BoArt di Bologna al Punto Giovani e al Kulturni dom di Gorizia.

Comunicato Stampa (ENG)

In Trieste, from 17th to 28th of November 2018, will be held the first edition of ROBOTICS – Festival of Art and Robotics on the theme “Digital Nature”.

The Festival reflects on the tendency, in art as in science, to fuse organic systems with artificial ones in view of a symbiotic coevolution of nature and technology necessary for accelerated adaptations to new environmental scenarios and for a strengthening of human abilities. In the underlying techno-destiny of man, his relationship with the machine has undergone a shift, from mechatronics to bio-digital, i.e. from mechanical structures assisted by electronics, androids, to the fusion of digital data with the physicality of bodies, stimulating new artistic approaches.

The wide program develops around the exhibition, curated by Maria Campitelli and Valentino Catricalà, which brings together more than forty international artists in the spaces of the Hydrodynamic Power Station in Porto Vecchio (Old Port), including Bill Vorn (Canada), Ken Rinaldo (United States), France Cadet (France), Patrick Tresset (United Kingdom), AUDiNT (United Kingdom), Cirkulacija 2 (Slovenia), Sadam Fujioka (Japan), Lili Maya & James Rouvelle (United States), Manolo Cocho (Mexico), Luciana Esqueda (Mexico), Carolin Liebl & Nikolas Schmid-Pfähler (Germany), Antoni Abad (Spain), Paolo Gallina and students (Italy), Donato Piccolo (Italy), Roberto Pugliese (Italy), Simone Pappalardo (Italy), Dario D’Aronco (Italy), Christian Fogarolli (Italy), Alessandro Sciaraffa (Italy), Luigi Pagliarini (Italy), Salvatore Iaconesiand Oriana Persico (Italy), Mat Toan (Italy), Riccardo Covassin (Italy). These artists will be joined by artists and academics such as Paolo Atzori, Giorgio Cipolletta, Lorenzo Miglioli and Marcello Pecchioli.

The group show also includes the artists of the Gruppo78 who practice media art – Carlotta Buiatti, Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, Fabiola Faidiga, Lucia Flego, Guillermo Giampietro, Max Jurcev, Kaartik, Nadja Moncheri, Lucio Perini, Paola Pisani, Paolo Toldo, Luigi Tolotti, Elisa Zurlo -, and presents the winning artwork of the open call under 25, which ROBOTICS wanted to reserve for young people: the immersive installation“Il peso di tutto quello che non c’è” by Iolanda Di Bonaventura.

At Hydrodynamic Power Station on the occasion of the opening on Saturday 17th and Sunday 18th November there will be the world premiere of the robotic show “Copacabana Machine Sex” by Bill Vorn. Ten robots dance, in an attempt to seduce each other and the audience, and machines produce music in a set that mixes the Broadway kitsch and the dark industrial look of his most recent works. The performance, which can be called “mechanical burlesque”, does not want to replicate a real night club, but to generate a metaphorical extravaganza that answers the question: what would happen if machines were on the stage of a cabaret show?

Lectures by scholars, researchers and university professors contribute to deepen the issues faced by artists, such as artificial intelligence, the post-human and scenarios of the future. Among the many guests: Pier Luigi Capucci who will hold the inaugural lecture, entitled “Art and Robotics, the Nature at the edge of the living, Towards the third life”, and then the professors Paolo Gallina, Giuseppe O. Longo, Eric Medvet (University of Trieste), Paolo Atzori (University of Udine), Giovanni Leghissa (University of Turin), Giorgio Cipolletta (University of Macerata), SISSA researchers Luca Heltaj, Francesca Rizzato, Elena Tea Rossi and Alessandro Laio.

The students of the Enrico and Umberto Nordio High School of Trieste are taking part in a workshop “learning by doing”. Together with artists and specialized technicians, they create a video-installation animated by small robots that will be exhibited at the Hydrodynamic Power Station.

The SISSA – International School for Advanced Studies organizes workshops for the triennium of high schools proposing an interactive game that allows you to discover how a neural network from the inside functions.

At the Science Centre Immaginario Scientifico there will be a workshop with 3D viewers for young people and the video performance “Replay” by the artist Guillermo Giampietro.

In collaboration with the Film and Audio-visual Research and Experimentation Centre La Cappella Underground, famous science fiction films on artificial, humanoid and post-human intelligence will be shown.

Collateral events also involve the International Women’s House of Trieste, the hackerspace Mittelab, CASA C.A.V.E. and BoArt of Bologna at Punto Giovani and Kulturni dom in Gorizia.

Festival Robotics

ROBOTICS - Festival di Arte e Robotica ha luogo a Trieste, Capitale Europea della Scienza 2020. La prima edizione, dal 17 al 28 novembre 2018, propone un ampio programma di incontri e laboratori attorno alla mostra, a cura di Maria Campitelli e Valentino Catricalà, che alla Centrale Idrodinamica nel Porto Vecchio riunisce più di quaranta artisti del panorama internazionale.

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