Ricerca e didattica

Educazione e coinvolgimento delle scuole, meeting internazionale, testimonianze

Nella molteplicità delle forme assunte oggi dalla robotica, di particolare suggestione appare certamente la replica umana, tenendo conto anche del pregresso storico, letterario, mitologico, dell’antica aspirazione all’automatismo.
Con la costruzione di intelligenze artificiali in continuo sviluppo, al di là delle sembianze fisiche già sorprendentemente “umanizzate”, oggi si punta all’acquisizione di sentimenti ed emozioni, per parafrasare in tutto e per tutto la complicata macchina-uomo. Laddove appare ineludibile l’inquietante tecno-destino dell’uomo – l’argomento investe di conseguenza aree socio/culturali molto più vaste, etiche, filosofiche, che tendono a scardinare l’impostazione antropologica fin qui perseguita.

Meeting internazionale

Un Meeting internazionale sul tema: “Intelligenza umana, intelligenza artificiale, l’uomo del futuro”. Con la partecipazione di studiosi, ricercatori, docenti universitari tra cui i professori Paolo Gallina, Giuseppe O. Longo (Università di Trieste), Giuseppe Mussardo (Sissa), Francesco Varanini, Pier Luigi Capucci ed eventualmente anche Oliver Grau (Danube Univ., Krems, Austria), Sean Cubitt (Goldsmith Univ. Londra), Martin Kemps (Oxford University), Ryzsard Kluszczynsky (Univ. Lodz).

Educazione e coinvolgimento delle scuole

Un progetto laboratoriale con processi educativi innovativi quali il “project working e “outdoor training” con la collaborazione di esperti del settore, di artisti e specialisti nel campo della formazione. Esposizione e premiazione dei lavori migliori. (Liceo Artistico, E.U.Nordio di Trieste, Istituto Malignani di Udine, o Liceo Artistico Sello).

Sull’importanza della Robotic Art

Robotica e arte. Due termini: uno che definisce una tecnologia, l’altro una pratica. Arte e tecnologia, questo il senso: un binomio che nella tradizione umanistica è sempre stato visto con sospetto. Soprattutto oggi, che di arte e tecnologia parlano anche le grandi multinazionali. E non è un caso che grandi aziende quali Microsft, Facebook, Adobe, Samsung, abbiano tutte iniziato a realizzare residenze d’artista, a far in modo che gli artisti sperimentando con le tecnologie dell’azienda creino innovazione, anche commerciale. Una modalità economica questa molto lontana dal sistema classico dell’arte contemporanea (gallerie, musei, ecc.) ma che determina oggi una realtà ancora da analizzare.
I primi esempi di robotic art li troviamo già negli anni Sessanta grazie a progetti quali il Robot K-456 (1964) di Nam June Paik e Shuya Abe, Squat (1966) di Tom Shannon e The Senster (1969-70) di Edward Ihnatowicz: opere che aprono un nuovo modo di concepire il rapporto uomo macchina, un definitivo nuovo modo di concepire il ruolo dell’arte e dell’artista nella nostra società. The Senster, ad esempio, è stata un’opera finanziata da un’azienda come la Philips – già avezza a questo genere di finanziamenti, si veda l’esempoio di Le Corbusier per il Padiglione Philips all’Expo di Bruxelles nel 1958 – per la mostra permanente “Evoluon” a Eindhoven. L’installazione aveva le dimensioni di 4 metri di lunghezza e, al massimo, 4 metri di altezza: un enorme struttura che reagiva e si muoveva, grazie a dei sensori posti sulla testa, in base ai suoni e ai rumori dell’ambiente. Il Senster seguiva i movimenti degli spettatori rappresentando una delle prime opere interattive della storia delle media art.
Sarà solamente negli anni Ottanta, tuttavia, con l’avanzamento degli studi sulla robotica, che questa disciplina inizia a concretizzarsi e darsi una forma più specifica. Negli anni Ottanta e Novanta troviamo opere importanti quali il progetto sempre aperto The Helpless Robot (1985) di Norman White, interessato a costruire comunità di robot, o i robot interattivi di House Plants (1984) di James Seawright, fino all’uso delle reti e del controllo a distanza negli anni Novanta con opere come the TeleGarden (1995) di Ken Goldberg, Joseph Santarromana, George Bekey, Steven Gentner, Rosemary Morris, Carl Sutter e Jeff Wiegley. TeleGarden permetteva ad ognuno di piantare e annaffiare un giardino via Web attraverso un braccio meccanico.
Una tradizione che non si deve dimenticare, e che Poetronicart, nell’affiancare il progetto Robotic, non vuole far dimenticare. Soprattutto oggi che la robotica e l’intelligenza artificiale vivono con noi e si relazionano con noi. L’approccio artistico può aiutarci a sviluppare proprio un nuovo modo di guardare alla tecnologia: vedere non un campo definito ma un luogo di intrecci e di possibilità, di aperture verso alterità ancora da esplorare.

Valentino Catricalà

Festival Robotics

ROBOTICS - Festival di Arte e Robotica ha luogo a Trieste, Capitale Europea della Scienza 2020. La prima edizione, dal 17 al 28 novembre 2018, propone un ampio programma di incontri e laboratori attorno alla mostra, a cura di Maria Campitelli e Valentino Catricalà, che alla Centrale Idrodinamica nel Porto Vecchio riunisce più di quaranta artisti del panorama internazionale.

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